When I die

 

When I die don't weep.

Bury me all dressed in green

deep, under a birch.

Don't take me to church.

Let me soak in oak instead

and plant me then.

Just make sure I'm dead.

                                mtp

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Una molteplicità espressiva – dalle forme simboliche, coloratissime, ritmiche e cinestesiche delle sue pitture, al caos controllato e dinamico degli assemblaggi tridimensionali, meccanici, essenziali ma organici.

La sua arte tutta svela l’intricato nel semplice, il moto nella staticità, la calma nel caos. Rivela lo stesso Palermo.

L’ingannevole semplicità del suo lavoro è smentita da un sottofondo attento, intricato, a volte spiritoso. E’ evidente una dicotomia tra una energia frenetica contrastata da momenti di calma e tranquillità.

David Gussak

Presidente

Dipartimento di Educazione Artistica

Florida State University

Un'artista molto spiritoso, che combina filosofia e arte in un modo molto intelligente. I suoi assemblaggi danno la sensazione di assistere a quello che indica nel titolo, pur essendo di una originalissima fantasia.

Luciana De Vries Zanuccoli

La vera arte, cioè quella che ci nutre e ci aiuta a crescere, è quella di dare un senso a ciò che ci capita o a ciò che ci viene incontro. Mark Palermo ha la capacità di dare un senso ad oggetti che sembravano superflui e senza alcun valore. La creatività della combinazione, il linguaggio dei materiali e l’espressione della forma appartengono all’artista e gli sono familiari. 


Marinus Schouten
RKD Netherlands Institute for Art History

La sua opera è una diretta conseguenza dell’ossessiva attenzione e del rispetto per le cose. Ha creato il concetto-progetto Agricubismo che rappresenta una sintesi di anni di studio, di ascolto e di analisi del mondo. La sua è una continua ricerca sensoriale e sinestetica. 

Il suo Agricubismo  tras-forma  in una mimesi casuale, il raccolto. A sottolineare, in una ricerca non solo metaforica, che tutto rinasce nel superamento dell’unicità del punto di vista. Da qui il cubismo. 

Gli assemblaggi sono frutto di una ricerca personale che vuole coniugare mondo esterno, percezione e il senso che a questo è dato.

L’arte diviene il vettore per un potenziale trasformativo e ci invita a mettere in discussione quel che diamo quotidianamente per scontato.  Il problema della trasformazione di ciò che le cose possono essere e divenire rappresenta una sfida al nostro modo di osservare e di vedere la realtà fisica, materica e simbolica. 

I suoi quadri sono luoghi interiori dove si ritira quando ha bisogno di pace. I suoi colori sono a volte aggressivi, brillanti, quasi violenti e apparentemente fuori luogo. Ma l’obiettivo di Palermo – che saggiamente non ha obiettivi - non è la ri-produzione. Forse è il ri-trovamento.

Iconoclasta e irriverente outsider, è nemico giurato e arrogante delle interpretazioni e delle categorie e difensore spavaldo della dimensionalità della vita.  Di tutta la vita e di tutte le vite.

NPG

Palermo intraprende, sperimenta e condivide un viaggio nell'esistenza a-traverso l'oggetto e l'ambiguità dei sensi. 

La sua riflessione-azione, è sempre duplice, molteplice, e mai univoca, ritrovando nell'ambiguità una via di libertà esistenziale ed artistica.

In Palermo il lavoro figurativo e plastico sussiste in quanto traccia e strumento di un percorso di liberazione (impossibile?) dalla necessità del senso e dalla univocità del giudizio egoico.

Non soggiace dunque, questa produzione, alla necessità di trovare un collocamento categoriale o una "disciplina" di competenza, potendo invariabilmente essere ascritta, l'opera di Palermo, alla sua attività di creativo, o a quella di Psichiatra-ricercatore.

La dimensione del senso diventa un gioco di rimandi, inganni e "combinatorie possibili" della dicotomia tra "senso" come facoltà della mente e "senso" come attributo di significato.

La freccia della realtà, della "corretta" interpretazione, dell'adesione ad una comprensione condivisa della realtà segnica, vengono messe in crisi dall'opera, rivelando la loro duplice natura di "affermazione oggettivante ed inevitabile inganno".

L'apparente, rassicurante, "mise-en-narrative" degli oggetti dimenticati, trovati e poi attentamente selezionati, rivela, nella sua serialità, la possibilità di una rifondazione costante e retroattiva degli archetipi del reale e delle sue interpretazioni.

L'assemblaggio dilata l'orizzonte del senso e ne moltiplica i potenziali piani interpretativi.

L'assemblaggio riformula il destino dell'oggetto, ma ristruttura anche l'organizzazione e la gerarchia del pensiero.

L'artista diventa Curatore, del mondo e dei suoi oggetti, li ordina ed assembla, secondo un catalogo dell'anima e facendo ciò dà una nuova forma al suo sentire. 

Si potrebbe allora pensare che l'azione e la prassi artistica si costituiscano come una liturgia personale.

La liturgia di Palermo, tuttavia, accede ad una nuova dimensione dell'atto artistico. Divenendo ancor più Curativa che curatoriale, essa si costituisce come prassi condivisibile, come metodologia per ritrovare un sentire comune tra il soggetto e il mondo. 

L'osservatore-paziente - il pubblico è invitato a diventare esso stesso un cacciatore-raccoglitore dei nuovi "sensi" del reale.

 

Alessandro Delli Ponti

Spazio di nulla relativo 2012 Ferro e le